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“Oggi è il giorno del dolore, ma non del silenzio”

06/10/2019   cultura , diritti , famiglie
Zinaida Solonari aveva 36 anni e tre figlie. E’ stata uccisa dal marito – che aveva già denunciato e dal quale si era allontanata insieme alle sue bambine – nella notte tra sabato e domenica. Lui l’ha aspettata sotto casa della sorella e l’ha accoltellata. Un’altra donna vittima di femminicidio, l’ennesima, in una spirale di violenza cieca, che non si ferma nemmeno davanti ai legami familiari. Un’altro caso che scuote tutti noi, e ci impone di riflettere sull’efficacia delle misure messe in atto per proteggere le donne che si ribellano e denunciano ma anche sulla necessità, urgente, di intervenire per far si che nessun figlio debba crescere più senza una madre, uccisa per mano di chi avrebbe dovuto amare e proteggere entrambi.

Le parole della sindaca di Cologno al Serio, Chiara Drago, sono il pensiero di tutti noi. Basta, questa violenza è intollerabile.

“Oggi per il nostro paese è il giorno del dolore, ma anche della rabbia. Del dolore perché Zina, una nostra giovane compaesana, non c’è più, uccisa a 36 anni quando aveva tutta la vita davanti e le sue bambine da crescere. Della rabbia perché Zina è una nostra sorella, un’altra nostra sorella uccisa da chi l’aveva sposata. Anche una sola di queste notizie è troppo da sopportare.

Oggi è il giorno del dolore, ma non del silenzio.

Come sindaca, come rappresentante delle istituzioni, come donna penso che non possiamo chiudere gli occhi di fronte a quanto accade ogni giorno. Abbiamo il dovere di dire che il sessismo e la violenza di genere sono due piaghe che in una società civile non possono essere tollerate e non devono essere trascurate.
Quando fate una battuta volgare o fischiate per la strada a una donna, non le state facendo un complimento: nel migliore dei casi state facendo del sessismo, nel peggiore una molestia. Quando commentate tragedie come questa parlando di “dramma della gelosia”, state in qualche modo cercando di normalizzare ciò che è abnorme e intollerabile. Quando intervistate una donna scampata ai tentativi di omicidio di un uomo e la definite “fortunata”, state reiterando la stessa cultura di chi le ha ripetutamente usato violenza.



Zina è l’ennesima donna caduta per mano di un uomo. Ciò che è successo riguarda tutti noi. Dobbiamo uscire da questo “modello” culturale e per farlo serve una presa di coscienza collettiva. Serve uno sforzo congiunto di tutti noi: istituzioni, cittadini, “comunità educante”. Serve crescere bambini che sappiano rispettare le diversità, serve liberarsi dallo stereotipo della principessa che deve essere salvata e dell’eroe che non può mai piangere. Serve insegnare a fare i conti con le frustrazioni, con il limite, serve respingere la cultura del possesso e della sopraffazione. Serve sostenere il coraggio e dare supporto a chi denuncia violenze. Serve saper proteggere chi denuncia.

Quello che è successo, a Cologno, a Zina, riguarda tutti noi. Oggi ci chiediamo se abbiamo fatto abbastanza per lei.
Abbiamo il dovere di chiederci cosa possiamo fare per evitare in futuro che altre donne cadano per mano di uomini da noi cresciuti.
Abbiamo il dovere che queste non rimangano solo parole dettate dal dolore e dalla rabbia che ci pervadono.
Per quanto riguarda il nostro paese, nel giorno delle esequie di Zina proclamerò il lutto cittadino, perché la sua morte è una ferita profonda della nostra comunità”

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