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Giustizia · Italia · pubblicato il 02 Aprile 2019

REVENGE PORN E` REATO, VITTORIA BIPARTISAN DELLE DONNE

Finalmente oggi, con l’introduzione del reato di sexting e revenge porn nel “Codice rosso” in discussione alla Camera, si colma un vuoto di tutela normativo. Un vuoto che i giudici avevano denunciato da tempo e che non permetteva di difendere al meglio la persona offesa.

"Dopo che noi parlamentari di minoranza abbiamo battagliato duramente in seguito alla prima bocciatura, - dichiara l’Onorevole Elena Carnevali, dell’Ufficio di presidenza del gruppo PD alla Camera - ecco finalmente un emendamento firmato da tutti che prevede l’introduzione del reato di revenge porn. Da oggi è introdotta una pena da 1 a 6 anni di reclusione e da 5 mila a 15 mila euro di multa per chi cede, pubblica o diffonde immagini o video sessualmente espliciti, dopo averli realizzati o sottratti. Le pene previste aumentano se il reato è commesso dal coniuge o da persone che sono legate da una relazione affettiva attraverso strumenti informatici. Inoltre, la pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti sono commessi a danno di una persona in condizioni di inferiorità fisica o psichica, o in stato di gravidanza. 
Mai ci siamo divisi in Parlamento su materie di così rilevanza sociale come la violenza domestica e di genere. Quella di oggi è una giornata positiva e di questo dobbiamo esserne fieri. Troppe donne - e sopratutto troppe ragazze - hanno sofferto o pagato anche con la vita questo reato così infame e purtroppo diffuso e taciuto. Ma non pensiamo che sia sufficiente l’introduzione del reato. C’è un grande lavoro da fare, per incrementare la consapevolezza della gravità dei gesti e delle conseguenze, e per combattere le piccole e grandi violenze di genere quotidiane. Adesso, come già segnalato da giuristi, avvocati e associazioni, il Codice rosso ha bisogno di ulteriori modifiche profonde che ci auguriamo vengano accolte. Per questo servono risorse economiche per finanziare progetti educativi e di sostegno delle vittime. Invece, per come è strutturato adesso, il Codice rosso è l’ennesimo provvedimento a costo zero».

 

 

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