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Articoli
Ambiente · pubblicato il 13 Maggio 2010

Gestione dell`acqua: ma di cosa stiamo parlando?



Quella della gestione della risorsa idrica è una tematica allo stesso tempo fondamentale per la nostra stessa qualità della vita e complessa dal punto di vista tecnico e normativo; si incrociano, infatti, differenti chiavi di lettura, dall`aspetto etico a quello amministrativo fino a quello economico, e numerosi sono i provvedimenti legislativi che sono stati emanati, a più livelli, nel corso degli anni.

Proviamo a fare un pò di chiarezza.

 

Nel 1976 viene approvata la Legge n. 319 del 10/05/1976, c.d. "Legge Merli" dal nome dell`on. Gianfranco Merli

La Legge Merli, dieci anni prima della nascita del Ministero dell`Ambiente, disciplina per la prima volta la tematica delle acque, stabilendo le competenze dei diversi enti, introducendo i piani di risanamento e normando gli scarichi e in particolare attribuendo allo Stato il compito di regolamentare "l`installazione e l`esercizio degli impianti di acquedotto" (art. 2, comma d, punto 1).

 

Nel 1994 la Legge n. 36 del 05/01/1994 (c.d. "Legge Galli") introduce nel nostro ordinamento molte modifiche sostanziali.

Oltre ad esplicitare infatti che le acque superficiali e sotterranee "sono pubbliche" (art. 1), la legge con l`art. 8 dispone la riorganizzazione dei servizi idrici "sulla base di ambiti territoriali ottimali", delimitati nel rispetto di "unità del bacino idrografico, superamento della frammentazione delle gestioni e conseguimento di adeguate dimensioni gestionali".

La Legge introduce inoltre il concetto della separazione fra gestione del servizio e proprietà delle infrastrutture.

 

La Regione Lombardia interviene quindi, con la L.R. n. 21 del 20/10/1998, a definire gli A.T.O., che vengono individuati come coincidenti con le province esistenti (oltre all`A.T.O. della città di Milano); la L.R. n. 26 del 12/12/2003 di disciplina dei servizi locali conferma queste delimitazioni.

 

I singoli A.T.O. lombardi si avviano quindi lungo il percorso che dalla costituzione dell`organismo stesso porterà poi all`affidamento del servizio; nel caso bergamasco, l`A.T.O. ha affidato nel 2006 la gestione del servizio idrico alla società Uniacque s.p.a., interamente pubblica e partecipata dalla grande maggioranza dei comuni bergamaschi.

 

Arriviamo quindi al 2008, quando il governo Berlusconi con la propria "manovra d`estate" (legge 6 agosto 2008, n. 133) all`art. 23 bis stabilisce che "il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avviene, in via ordinaria, a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica".

E` fatta salva la possibilità di affidamento ordinario, ma solamente in deroga e "a causa di peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento".

Questa norma introduce quindi, nell`ordinarietà dei casi, l`obbligo di affidamento del servizio attraverso gara.

 

Ed infine eccoci al famoso decreto Ronchi (dal nome del ministro Andrea Ronchi, da non confondere col decreto n.22/97 dell`allora ministro Edo Ronchi), ratificato dalla legge n. 166 del 20/11/2009; questo decreto attraverso il proprio art. 15 modifica l`art. 23 bis della norma precedente e prevede l`affidamento dei servizi a soggetti privati oppure a società miste; viene quindi imposto alle società pubbliche di incorporare soci privati, per almeno il 40% delle proprie quote.

Tale obbligo di presenza privata di almeno il 40% vale anche per le società pubbliche che già oggi sono affidatarie di servizio, le quali devono adeguarsi entro il 30/12/2011

 

 

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