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Proposte programmatiche · Citta` · pubblicato il 12 Marzo 2019

BENITO MUSSOLINI NON E` PIÙ CITTADINO ONORARIO DI BERGAMO

Benito Mussolini non è più cittadino onorario di Bergamo. Dopo quasi 100 anni dal conferimento della cittadinanza onoraria di Bergamo al Duce, il consiglio comunale ha disposto la cancellazione di Mussolini dal registro dei cittadini onorari di Bergamo perché "in contrasto con i principi e i valori della nostra Costituzione".

Con 13 consiglieri favorevoli, 10 contrari e 10 astenuti è stato deliberato il non riconoscimento della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini e la cancellazione dal registro dei cittadini onorari di Bergamo.

Qui di seguito l`intervento in aula di Massimiliano Serra, capogruppo PD in Consiglio Comunale.


 
Signori Consiglieri e Cittadini,

approvando questa delibera, questo Consiglio Comunale vuole disconoscere la cittadinanza onoraria conferita a Benito Mussolini il 24 maggio 1924 dal Commissario prefettizio di Bergamo.

Il dis-conoscimento che votiamo oggi è un giudizio consapevole, chiaro, fermo e inequivocabile sulla figura di Mussolini, una valutazione sui non–valori su cui si è fondata la sua dittatura totalitaria e un giudizio sull’ideologia fascista.

Nel 1924 NON il Consiglio Comunale di Bergamo, che era stato sciolto l’anno precedente, NON un organismo democratico rappresentativo della nostra Città conferì la cittadinanza, ma un funzionario espresso dal Governo.

Non ci appartiene la volontà di cancellare i moniti della storia e la memoria, anzi! “Libertà e liberazione sono un compito che non finisce mai. Che sia questo il nostro motto: non dimenticate!” ci insegna Umberto Eco.

Dis-conoscere la cittadinanza onoraria a Mussolini e chiederne la cancellazione dal Registro dei cittadini onorari vuole affermare che il Duce non può legittimamente e moralmente stare a fianco di Liliana Segre, Ernesto Oliviero, Mons. Capovilla e degli altri pochi grandi personaggi che sono stati insigniti della massima onorificenza di questa Città.

La storia della dittatura fascista e delle sue barbarie non si riscrive ma deve essere condannata e rimanere a imperituro monito nel futuro.

Ci tengo, infatti, a sottolineare che non riconoscere la cittadinanza è ben più forte che revocare la cittadinanza: la revoca sarebbe un mero atto amministrativo, il disconoscimento è una valutazione di condanna etica, politica e giuridica.

Etica perché il fascismo ha portato nel ventennio al controllo politico della società italiana, alla barbarie delle leggi razziali, alla limitazione della libertà di culto, ad una crudele censura alla stampa, all’introduzione della pena di morte, ovvero alla negazione di tutti i principi democratici su cui è oggi fondato la nostra Italia.

L’approvazione delle leggi razziali nel 1938 esclude dagli impieghi pubblici i cittadini ebrei, introduce la separazione razziale a scuola e esclude dalla frequenza universitaria i giovani appartenenti alle famiglie ebree. Ma soprattutto le leggi razziali hanno creato il presupposto, in Italia come in Germania, per l’immane tragedia della shoah della seconda guerra mondiale.

E che dire, per noi che in questa aula ci siamo legittimamente per mandato elettorale, della riforma elettorale fascista con cui venne abolito il voto segreto: alle elezioni ci si doveva esprimere con un sì o con un no alle proposte del governo, consegnando agli scrutatori una scheda del "sì" che all`esterno è tricolore, oppure una scheda del "no" che è tutta bianca.

Giuridica perché la nostra Costituzione pone le sue radici sull’antifascismo e questo è e deve essere affermato come un cardine indiscutibile di ogni azione dell’essere cittadini e, a maggior ragione, di avere al responsabilità di amministrare la propria Città. La nostra Carta costituzionale è in primo luogo un patto tra i cittadini fondato sui valori dell’antifascismo, senza i quali i principi che vi sono iscritti e tutti gli ordinamenti e le leggi che ne derivano perdono ogni vitalità.

Politica perché l’antifascismo, ora come mai, deve essere continuamente presidiato e riaffermato.
Oggi non spaventano più le camicie nere ma i nuovi fascismi, l’indifferenza, la mancanza di impegno politico e culturale a difesa dei valori fondanti del nostro Paese. Il fascismo oggi non indossa la camicia nera e non è organizzato in squadracce.
Ma cova, c’è.
E’ l’”Ur-fascismo” o “fascismo eterno” – volendo citare Umberto Eco – che alimenta i nuovi fascismi sotto spoglie più effimere: “il nostro dovere è smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme, ogni giorno, in ogni parte del mondo”.

Oggi come mai, dal dopoguerra, in Italia e in Europa, si sono affermati idee e comportamenti antidemocratici, sessisti e xenofobi, omofobi, antisemiti, che sono pericolosi per i soggetti più giovani e vulnerabili. Sono affermazioni di principi e rievocazioni di ideologie in contrasto con i valori di difesa della libertà, del diritto, della solidarietà che costituiscono il fondamento e la base della nostra convivenza democratica.

Questo Consiglio Comunale ha sempre affermato i principi antifascisti della nostra Resistenza e della nostra Costituzione.

Ma non ne abbiamo fatto solo un esercizio retorico. Ricordo anche solo che lo scorso anno abbiamo approvato un ordine del giorno, poi recepito nei regolamenti amministrativi del comune, che evita di concedere il suolo pubblico e gli spazi comunali a quei soggetti, associazioni e organizzazioni che non garantiscono il rispetto dei valori della nostra Costituzione.

Noi consiglieri del Partito democratico, quindi votiamo favorevoli alla delibera di dis-conoscimento della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini e all’ordine del giorno collegato. Anche oggi, così, vogliamo affermare i principi fondanti del nostro Paese!



 

 

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