13 Dicembre 2018      pdlombardia.it      partitodemocratico.it     Newsletter: iscriviti / cancellati  
 
 
Articoli
Proposte programmatiche · Bergamo · pubblicato il 31 Maggio 2012

Assemblea provinciale 28 maggio 2012: la relazione del segretario Gabriele Riva

L`opinabilità della politica la conosciamo tutti, il nostro masochismo anche, ma dai numeri non ci si scappa: se si analizzano delle elezioni amministrative si deve guardare al numero di amministrazioni conquistate o perse. Punto. E i dati ci dicono che nei ventisei capoluoghi al voto il centrosinistra vince in diciotto (in undici casi strappando l`amministrazione al centrodestra e in sette riconfermandosi), il centrodestra in cinque, la Lega, il terzo polo e il movimento cinque stelle in uno. Ancora più evidente il dato lombardo – e permettetemi quindi di fare anche in questa sede i complimenti al nostro segretario regionale Maurizio Martina – due capoluoghi che passano dal centrodestra al centrosinistra (Como e Monza), venti comuni su ventitre sopra i quindicimila tutti tolti al centrodestra tranne Cernusco e Sesto mantenuti. E su Sesto capirete che il dato non è banale. Nel nostro piccolo in bergamasca, sui diciannove comuni che non rappresentavano certo un test probante su scala provinciale, le sorprese positive sono sicuramente state superiori a quelle negative: se lascia l`amaro in bocca non essere riusciti a prendere Calusco, Capriate, Brembate sopra, solto Collina e Albano, brucia soprattutto avere perso Sovere dove amministravamo da due legislature. Ma le note liete sono sicuramente l`ennesima vittoria di Paese Vivo a Nembro, dove il nuovo Sindaco Cancelli è un nostro tesserato, la grande affermazione di Perlita Serra a Curno, le belle vittorie delle esperienze civiche di Mozzo, Villongo, Gandino e Leffe. Diciamo che ha sicuramente fatto piacere al segretario provinciale anche il risultato positivo di Arzago.
Chiudo l`elenco dei dati con le doverose congratulazioni ai neo amministratori, di cui non faccio i nomi per non dimenticare qualcuno, e con il ringraziamento per chi ha chiuso la propria esperienza in comune, e qui cito Eugenio Cavagnis e Arialdo Pezzetti sindaci per dieci anni delle loro comunità che sapranno sicuramente far fruttare la loro esperienza e le loro capacità a favore del nostro partito.
Tutto bene allora? Tutto bene no perché l`analisi dei dati e alcuni casi mediaticamente più eclatanti ci devono fare riflettere e non farci dormire sugli allori: per intenderci con una metafora ciclistica questa tappa vinta bene in un quadro complicatissimo non ci dà nessun vantaggio rispetto alle prossime e in particolare rispetto alle elezioni politiche a cui dobbiamo da subito guardare con la giusta preoccupazione. Estrapolare ragionamenti generali dalle elezioni amministrative che per loro natura sono particolari è sempre difficilissimo ( il caso Palermo può essere analizzato con le stesse logiche del caso Genova o del caso Parma?) ma provo a lanciare alcune suggestioni su cui vorrei sentire il parere dell`assemblea: il dato riguardante l`astensione, la situazione del nostro partito, lo strumento delle primarie, la situazione del centrodestra e della Lega, il caso Grillo.
Rispetto all`astensione il dato di riferimento credo debba essere il primo turno perché da sempre il ballottaggio lascia “pezzi” per strada: al primo turno si ha un calo dell`affluenza dal 74 per cento al 70 circa dovuto in buona parte all`emorragia di voti al nord della Lega ma soprattutto del PDL e alla scarsa affluenza al centro (Liguria, Toscana ed Emilia le regioni in cui si è votato di meno…). Non deve essere consolante o auto assolutorio (il rischio senza contromisure forti è quello di una vittoria di Pirro), ma il nostro è l`unico partito che regge l`urto dell`antipolitica o meglio dell`antipartitismo: sicuramente un certo lavoro di radicamento spesso guardato con un po` troppa sufficienza anche da alcuni dirigenti ha pagato. Certo, il tema diventa oggi come rilanciare e su questo proverò a chiudere.
Il modello vincente di queste amministrative è quindi un partito democratico perno di una alleanza larga che sempre più spesso include esperienze civiche; l`altro dato importante è che le primarie di coalizione si confermano strumento utile laddove il gruppo dirigente non pensa di risolvere questioni tutte interne al partito. Giusto proseguire su questa strada, altrettanto giusto chiedere, come si dice da tempo, alcune modifiche normative che aiutino a evitare situazioni spiacevoli.
La Lega perde tutto quell`elettorato d`opinione a cui non è bastata la pseudo ramazza di Maroni; in più è scontato ricordare che lo strappo con il Pdl pesa enormemente sulla possibilità di essere forza di Governo anche nei territori a lei più vicini: lo abbiamo visto in bergamasca e questo riapre tutta una serie di partite fino alle regionali che pochi mesi fa sembravano impensabili. Perché, se è vero che il centrodestra non va sottovalutato e troverà il modo di rialzarsi, un`alleanza organica con la Lega così come l`abbiamo conosciuta in questi anni credo sia ormai impossibile. La situazione del centrodestra, dicevo, è forse quella che più ci deve preoccupare: è vero che il pdl è scomparso ma non serve un esperto in materia per farci capire che ancora una volta i flussi elettorali evidenziano la quasi inesistenza di cospicui passaggi di campo. Due campi cristallizzati in cui i movimenti sono interni o verso l`astensione. E allora la paura che una nuova offerta politica, un nuovo cavaliere bianco come pensa qualcuno, possa ricompattare quei voti non deve trovarci impreparati.
Due parole anche sull`affaire Grillo: salto le banalità di cui tutti ormai si riempiono la bocca… che non è antipolitica ma antipartitismo, che non va sottovalutato il fatto che anche la Lega cominciò come movimento di protesta e fu considerata un fenomeno passeggero, che alcune istanze espresse dal movimento sono condivisibili, che l`elettorato dei grillini è un elettorato giovane e preparato. Tutte cose vere: il fatto che molti di loro debbano finalmente confrontarsi con la gestione della cosa pubblica sgombra il campo da ogni alibi (a partire dal Sindaco di Parma Pizzarotti, li vedremo alla prova e l`elettorato potrà misurarli non solo come voce critica). Credo però, ma soprattutto spero, che il movimento cinque stelle, con una sua dialettica interna, non rimanga schiacciato sulla figura seppure carismatica del leader, rischiando quello che abbiamo visto per altri partiti o movimenti. E lo dico perché il mio giudizio su Grillo, ripeto non sul movimento, è molto più netto. Ho avuto la sfortuna di ascoltare alcuni interventi di Grillo e vi ho trovato alcuni elementi tutti politici inaccettabili: l`invito a non pagare le tasse, l`attacco agli extracomunitari, l`idea di uscire dall`europa e dall`euro. Non è un caso che il movimento cinque stelle in Italia ha occupato uno spazio politico che in Europa è stato preso da formazioni di estrema destra.
Dicevo che avrei chiuso su come rilanciare: credo che siano tre le questioni importanti.
Sicuramente il nostro segretario Bersani, a cui va riconosciuto il merito di uscire a testa alta da queste amministrative non solo rispetto ai venti dell`antipolitica ma anche rispetto al sostegno dato al Governo Monti che secondo gli analisti avrebbe potuto penalizzare il nostro partito (analisi per esempio rivendicata dai colonnelli del PDL per giustificare la sconfitta), ha ora tutte le carte in regola per rinegoziare il patto di sostegno a Monti, forte anche di un mutato quadro europeo. Su alcune questioni di fondo, soprattutto sui temi del rilancio economico e del lavoro, ora partiamo da una posizione sicuramente più forte.
In secondo luogo si deve lavorare per una riforma istituzionale che generi una riforma elettorale in grado di riconciliare virtuosamente i partiti e gli elettori: senza scelte coraggiose non è detto che si regga ancora l`urto dell`antipolitica.
Per ultimo, last but not least, si deve rilanciare una forte azione politica sul campo europeo: i segnali di cambiamento devono essere raccolti con coraggio dal nostro partito che crede fermamente nell`europeismo nell`ottica di una patto sovranazionale tra le forze democratiche e progressiste del vecchio continente. L`idea del manifesto di Parigi, su cui non voglio fare polemica ma in modo troppo provinciale ci siamo divisi su quanto fossimo o non fossimo socialisti, voleva essere proprio questo: l`idea per cui una serie di tematiche vanno discusse con linee programmatiche comuni in un`ottica europea.
Un breve Post scriptum che però mi piaceva condividere con voi perché racchiude anche il nostro modo di fare politica:
“Mi ricordo che, quando ero piccolo, a scuola la maestra ci spiegava: chi alza la voce durante una discussione è perché non sa discutere e vuole coprire col tono della voce la pochezza delle idee.
Eppure la nostra povera Italia sembra un paese che ha sempre un disperato bisogno di urlatori… di gente che grida (spesso latra…) le ricette “semplici” con cui risolvere problemi sui quali gli altri, stupidi, si arrovellano a bassa voce da anni. Berlusconi e la sua trionfale discesa in campo, Bossi e la sua icastica fenomenologia dello spirito celtico e ora Grillo: salvatori messianici di una patria (quale?) sempre più povera.
Sono convinto che dietro al movimento cinque Stelle ci sia una moltitudine di persone con profondo senso civico e quindi politico che in modo disinteressato vuole davvero cambiare le cose, migliorare un sistema su cui – è evidente – i partiti hanno grosse responsabilità. Ma è più forte di me: non riesco ad ascoltare Grillo, che magari dice anche cose in alcuni casi condivisibili (penso ai temi dell`economia verde), per quel suo tono esagitato da imbonitore, per quell`arroganza verbale, per quel suo modo di stuprare il lessico senza rispetto e misura, per quell`uso gratuito dell`insulto e dell`offesa.
Sentenziava Nanni Moretti in un suo film: “ Le parole sono importanti”. Le parole e il linguaggio, al pari delle azioni, costruiscono il nostro essere, il nostro stare nel mondo, e quindi di fatto partecipano alla costruzione di un mondo possibile.
Le parole di Grillo, semplicemente, costruiscono un mondo che non può essere il mio.”



Carissime democratiche e Cari democratici,
Credo che, al netto di alcune doverose riflessioni che proverò successivamente a imbastire, sarebbe ingiusto prima ancora che scorretto non parlare di queste amministrative come di una nostra vittoria.

 

 

Leggi gli articoli
per categoria

Proposte programmatiche

Agricoltura

Ambiente

Cultura

Diritti

Donne

Economia

Enti locali

Europa e mondo

Famiglia e politiche sociali

Formazione politica

Giustizia

Immigrazione

Informazione

Infrastrutture e trasporti

Lavoro

Riforme e PA

Salute

Scuola

Sicurezza

Terzo Settore

Universita' e ricerca

Posizioni PD

via S. Lazzaro 41, Bergamo | tel. 035.248180 | segreteria@pdbergamo.it  |  Privacy Policy  |  Cookie Policy  |  credit