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Fondi per crisi post Covid-19, un passo inimmaginabile fino a qualche mese fa.

21/05/2020   coronavirus , economia , europa
Qui di seguito, il testo integrale dell’intervista al Viceministro Antonio Misiani pubblicata da Il Corriere della Sera il 20 maggio 2020.

Antonio Misiani, sottosegretario all’Economia, quanti soldi arriveranno all’Italia dall’Ue?
«L’ordine di grandezza è molto importante, fino a 200 miliardi. Dal fondo Sure dovrebbero arrivare prestiti per 20 miliardi, dalla Bei 40 miliardi di finanziamenti alle imprese, la linea di credito senza condizioni del Mes vale 36 miliardi per la sanità. Sul Recovery fund il negoziato è in corso. La quota per l’Italia potrebbe arrivare a 100 miliardi, a fondo perduto».

Andiamo per punti, allora. Per gli ammortizzatori sociali abbiamo stanziato quasi 20 miliardi. Basteranno, visto che la crisi non finisce con la fase 2?
«Il governo ha esteso la cassa integrazione a tutti i dipendenti e l’ha finanziata seguendo criteri prudenziali. E una scelta di giustizia sociale di grandissima portata. Se la fase 2 andasse peggio del previsto, stanzieremo ulteriori risorse».

I soldi del Mes li chiederemo oppure no? Vanno usati per la spesa sanitaria. Ma noi di preciso per cosa li utilizzeremo?
«Il Mes senza condizioni va valutato con la massima attenzione e senza pregiudiziali. L’ultima parola spetta al Parlamento. In ogni caso, il rafforzamento del servizio sanitario è una priorità assoluta. La pandemia ha reso finalmente tutti consapevoli che la sanità non è un costo. E un investimento».

E invece i soldi del Recovery fund per cosa saranno usati? Non si rischia il commissariamento, visto che in cambio c’è l’impegno ad adottare alcune riforme?
«E uno strumento in fase embrionale, il suo utilizzo dipenderà da come sarà configurato. A mio giudizio, bisogna privilegiare il finanziamento di investimenti per lo sviluppo sostenibile, la via maestra per rilanciare l’economia. Quanto alle riforme, dobbiamo farle non perché ce le chiede l’Europa, ma perché servono per fare ripartire l’Italia».

Un mese fa si parlava non di 500 ma di mille miliardi. E un accordo al ribasso?
«Al di là di quanto sarà la dotazione finale, la proposta franco-tedesca conferma che l’Europa si sta muovendo nella giusta direzione. Il percorso è ancora lungo e difficile ma se guardiamo dove eravamo solo qualche mese fa, una proposta come questa era inimmaginabile. L’Italia ha svolto un ruolo determinante».

I fondi europei della programmazione 2021-27, sommati ai residui, a quanto ammonteranno e a cosa saranno destinati?
«Il negoziato si è interrotto il 20 febbraio su una base dell’1,07% del reddito nazionale lordo dell’Ue, pari a circa 1094 miliardi di euro. Da allora il mondo è cambiato: con il Recovery fund a quelle somme dovranno essere aggiunti strumenti innovativi dedicati alla ripresa economica e declinati secondo le priorità dell’Agenda strategica europea: green deal, transizione digitale, completamento del mercato interno e ricerca».

Finora l’Italia ha stanziato in tutto 155 miliardi. Tantissimi, ma ne serviranno ancora. Se la sente davvero di escludere una patrimoniale, visto che il nostro debito pubblico viaggia verso il 160% del Pil?
«Escludiamo in maniera netta ogni ipotesi di patrimoniale. La pressione fiscale è fin troppo alta. La priorità è ridurla e redistribuirla, facendo pagare chi evade e chi inquina e alleggerendo il prelievo sui ceti medi e sui fattori produttivi. Inoltre dobbiamo incentivare anche fiscalmente l’investimento delle attività finanziarie delle famiglie e degli enti previdenziali privati verso l’economia reale: per aumentare gli investimenti, rafforzare il sistema produttivo e rilanciare lo sviluppo. In quest’ottica i risultati molto positivi del Btp Italia in sottoscrizione in questi giorni sono un ottimo segnale».

Lorenzo Salvia
Partito Democratico Bergamo
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