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Misiani: “Rilancio si, ma no a salvataggio aziende decotte”

07/05/2020   coronavirus , economia


Il Viceministro dell’economia Antonio Misiani intervistato dal Corriere della Sera fa il punto sulle misure di sostegno al reddito e alle aziende su cui sta lavorando il Ministero.

di Enrico Marro, Corriere della Sera, 6 maggio 2020

Doveva essere il decreto legge «aprile» e invece siamo a maggio: quando arriveranno le nuove misure?
«Il governo è in attesa che la commissione europea aggiorni il “Temporary framework” sugli aiuti di Stato in tempi di Covid-19: un passaggio determinante».

Perché?
«Perché potrebbe aiutarci a migliorare i provvedimenti, per esempio sul fronte della liquidità con la durata massima dei prestiti, che oggi non può andare oltre sei anni e che, se la commissione lo concederà, si potrà allungare col prossimo decreto».

Che approverete quando?
«Entro questa settimana, se tutto andrà per il verso giusto. Stiamo sciogliendo gli ultimi nodi».

Cioè reddito di emergenza e ingresso dello Stato nel capitale delle aziende. Non c’è accordo nella maggioranza.
«Stiamo valutando diverse opzioni. Sul reddito di emergenza siamo d’accordo su uno strumento per le famiglie che non hanno avuto accesso ad alcun aiuto mentre c’è discussione su come configurarlo».

Secondo lei?
«Una misura transitoria, legata all’emergenza. Per fronteggiare strutturalmente l’aumento della povertà, la strada è invece una riforma del Reddito di cittadinanza. Serve uno strumento più reattivo. Dobbiamo accrescere il ruolo dei comuni, che sono capaci di intercettare più velocemente i bisogni. E vanno corrette alcune disfunzioni, come la scala di equivalenza che oggi penalizza le famiglie numerose, così come tutti quei fattori che scoraggiano i beneficiari dalla ricerca di un lavoro».

E sul salvataggio pubblico delle aziende come la pensa?
«Nel decreto ci saranno misure per la ripatrimonializzazione. Che era un priorità anche prima della crisi, oggi è una emergenza. Lo Stato può dare il suo contributo, purché temporaneo e non invasivo. Per rilanciare lo sviluppo sostenibile serve uno Stato investitore paziente, non certo il salvataggio di aziende decotte coi soldi dei contribuenti. Sarà anche utile prevedere incentivi all’apporto di capitale privato e più in generale strumenti finanziari innovativi per invogliare le famiglie a investire nell’economia reale».

Ci saranno anche sostegni a fondo perduto?
«Sì, stiamo valutando interventi di ristoro di affitti e bollette e in relazione alla perdita di fatturato. Potranno prendere forma di indennizzi cash o di parziale sconto delle tasse finora sospese. Sceglieremo il sistema più semplice e veloce. L’eccesso di burocrazia può uccidere l’economia».

Carlo Bonomi (Confindustria), in un’intervista al «Corriere», ha chiesto al governo meno assistenza e più rilancio dell’economia.
«Noi dobbiamo rispondere a due domande. La prima è di protezione sociale. Viene da milioni di italiani che sono senza reddito o rischiano di perdere il lavoro. Per questo abbiamo esteso la cassa integrazione e introdotto sostegni per gli autonomi e aiuti per le famiglie. La seconda domanda riguarda la tenuta e il rilancio del sistema produttivo. È un obiettivo chiave della Fase 2 cui dedicheremo buona parte delle risorse del prossimo decreto legge, con misure che porteranno l’intervento a favore delle imprese in Italia ad essere tra i più importanti in Europa. A tutto questo affiancheremo una drastica semplificazione delle regole per gli investimenti pubblici e il rafforzamento delle agevolazioni per quelli privati il programma “Transizione 4.o”, l’eco e il sisma bonus e misure specifiche per il turismo, la cultura e gli spettacoli».

La Corte costituzionale tedesca ha dato un ok temporaneo agli interventi straordinari di sostengo monetario della Bce. Questo rende più difficile per l’Italia finanziarsi sui mercati?
«La Bce ha fatto uno sforzo senza precedenti per raffreddare le tensioni sui mercati. Il programma straordinario di acquisto di titoli pubblici è uno dei pilastri della risposta europea alla pandemia. Metterlo in discussione sarebbe molto grave. Senza una piena assunzione di responsabilità da parte di tutti a cominciare dai Paesi più forti come la Germania, l’Europa rischia di finire su un binario morto. Se invece sapremo assumere subito le decisioni necessarie segneremo una svolta di portata storica. Siamo di fronte a un bivio cruciale per il futuro del progetto europeista».

L’agenzia di rating Fitch ha già declassato il nostro rating. Venerdì si pronuncerà Moody’s. Il governo ha una strategia sul debito?
«Il debito pubblico crescerà quest’anno in relazione alle misure anticrisi ma rimane sostenibile. Nel 2019 il deficit è stato il più basso da 12 anni e contiamo di avviare la riduzione di deficit e debito già dal 2021. La variabile determinante, oggi più che mai, è far ripartire la crescita».










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