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Lombardia in ritardo sulla Cassa in deroga, l’intervista ad Antonio Misiani

30/04/2020   economia

Qui di seguito l’intervista pubblicata oggi da L’Eco di Bergamo al vice ministro dell’Economia, Antonio Misiani: «Cruciale la liquidità alle imprese: alcune banche irragionevolmente lente». «Italia declassata? I fondamentali sono solidi». «Sarebbe da matti una crisi di governo»


di Franco Cattaneo
L’Eco di Bergamo, giovedì 30 aprile, pagina 11


L’Italia viene declassata, tuttavia i fondamentali sono solidi. Ci sono troppi ritardi nell’erogazione della Cassa integrazione, ma alcune Regioni (e fra queste la Lombardia) sono state lente nell’attivare quella in deroga. Lo «Stato minimo» ha mostrato tutti i suoi limiti, mentre sarebbe da «matti» una crisi di governo oggi.
Su questo ed altro interviene, con questa intervista, il vice ministro dell’Economia, Antonio Misiani.


L’agenzia di rating Fitch ha declassato l’Italia a BBB-, solo un gradino dal livello di «spazzatura».


«Il governo sta compiendo uno sforzo enorme per aiutare le famiglie e le imprese e questo si riflette sul deficit e sul debito, che andranno molto oltre le previsioni iniziali. I fondamentali italiani rimangono, però, solidi e lo scudo della Banca centrale europea (Bce) ci proteggerà da tensioni eccessive sui mercati finanziari».


Con la manovra da 55 miliardi che il Consiglio dei ministri varerà nei prossimi giorni, si definiscono meglio gli interventi del governo. Quali sono le caratteristiche del pacchetto complessivo fin qui?


«Le misure del governo hanno due obiettivi immediati. Primo: difendere il lavoro e sostenere le famiglie, a partire da quelle più in difficoltà. Secondo: garantire la continuità del sistema produttivo. Lo stiamo facendo. Da una parte, con l’estensione degli ammortizzatori sociali, il contributo per gli autonomi, le misure per le famiglie, i fondi ai Comuni per aiutare gli indigenti. Dall’altra, attraverso la moratoria dei prestiti, le garanzie statali per la liquidità, il credito d’imposta per gli affitti commerciali e altri interventi in arrivo, tra cui i finanziamenti a fondo perduto per le piccole aziende più colpite e le risorse pubbliche e private per la ricapitalizzazione delle imprese».


A breve dovrebbe arrivare anche il decreto sulla semplificazione.


«Dobbiamo guardare oltre l’emergenza, lavorando per rilanciare il Sistema Italia. Vittorio Colao ha ragione: oggi abbiamo l’opportunità di fare in tanti campi riforme strutturali che in passato avrebbero richiesto molto più tempo. Una drastica semplificazione delle procedure e dei controlli era già una priorità. Ora diventa imprescindibile, se vogliamo consolidare il salto tecnologico che siamo stati costretti a fare nell’emergenza e fare ripartire gli investimenti pubblici e privati. Dobbiamo fare questo cambio di passo con il coraggio che in passato, per tanti motivi, è mancato».


Liquidità alle imprese, soldi ai cassintegrati e partite Iva: siamo ancora in grave ritardo.


«Da metà aprile i 600 euro sono arrivati a 3 milioni e mezzo di autonomi e partite Iva. È la più grande operazione di questo genere in Europa e la seconda tranche sarà data in tempi più rapidi. Il quadro della Cassa integrazione è di luci e ombre. Abbiamo fatto un accordo con le banche per anticiparla ai lavoratori, ma scontiamo la lentezza con cui molte regioni hanno attivato la Cassa in deroga. La Lombardia, purtroppo, è tra queste. Quanto alla liquidità, la moratoria sta funzionando: abbiamo superato 1,3 milioni di domande per oltre 137 miliardi e solo l’1% è stato rigettato. Per i nuovi prestiti garantiti dallo Stato, invece, siamo ancora a macchia di leopardo. Molte banche si sono attivate subito e stanno rispondendo rapidamente, altre sono irragionevolmente lente. Stiamo monitorando la situazione giorno per giorno, questo punto è cruciale per la sopravvivenza di migliaia di imprese».


Non sono chiari gli strumenti dell’Europa che ci riguardano, e soprattutto i tempi.


«Le istituzioni europee hanno deciso cose impensabili fino a poche settimane fa. Senza l’intervento straordinario della Bce lo spread sarebbe fuori controllo. La sospensione del Patto di stabilità ha permesso a tutti i Paesi, Italia in primis, di finanziare in deficit le misure anticrisi. L’allentamento delle regole sugli aiuti di Stato ha reso possibili garanzie pubbliche fino al 100% per la liquidità alle imprese. Il Consiglio europeo, infine, ha varato un accordo molto importante per rendere operativo dal 1° giugno un pacchetto di misure da 540 miliardi di euro per difendere l’occupazione (il programma Sure), finanziare le spese sanitarie (la linea di credito speciale del Mes) e la liquidità per le imprese (attraverso la Bei). I sovranisti, invece, sono rimasti prigionieri della loro ideologia e continuano a fare danni. Per fortuna, hanno prevalso le posizioni più responsabili e solidali».


C’è chi teme un neostatalismo. Qual è il ruolo dell’azione pubblica e il governo che idea ha di politica economica sui tempi medi?


«Nella fase di grande incertezza che stiamo vivendo il ruolo dello Stato diventa inevitabilmente centrale. Bisogna rispondere ad una estesa domanda di protezione sociale e salvare segmenti essenziali del nostro sistema produttivo. Non ha alcun senso rispolverare lo statalismo Anni Settanta, ma sbaglia chi pensa che ciò che sta accadendo sia solo una parentesi. I dogmi delle privatizzazioni e dello “Stato minimo” hanno mostrato tutti i loro limiti. Il paradigma è il sistema sanitario, che ha retto meglio laddove è pubblico e universalistico. Oggi è necessaria una nuova alleanza tra lo Stato, i privati e il Terzo settore per ricostruire insieme l’Italia».


A che punto siamo con il Fondo per la Bergamasca e come intende procedere con la «cabina di regia»?


«Dobbiamo e vogliamo aiutare i Comuni dei territori più colpiti, a partire dalla Bergamasca, a finanziare progetti di sostegno economico e sociale delle loro comunità. I sindaci sono stati in prima linea, in queste terribili settimane. Lo Stato deve essere al loro fianco, abbiamo di fronte mesi ancora difficili e dobbiamo lavorare insieme per la ripartenza e la ricostruzione. È per questo che è necessaria una «cabina di regia» territoriale: non possiamo andare in ordine sparso, la condivisione è un metodo imprescindibile».


Conte gode di un alto gradimento, ma davvero il governo è saldo?


«Il governo è stato costretto ad assumere decisioni drastiche in condizioni difficilissime e il presidente Conte si è assunto in prima persona la responsabilità di queste scelte. Abbiamo imposto agli italiani di rimanere in casa, di rinunciare al loro lavoro, alla loro vita sociale. I cittadini hanno risposto con una disciplina e una solidarietà straordinarie. Dopo due mesi drammatici stiamo vedendo la luce in fondo al tunnel e possiamo iniziare a ripartire, anche se con prudenza e gradualità. Non tutto è andato per il verso giusto, ma il governo di fronte a questa sfida ha tenuto al di là di tante previsioni».


Renzi è un alleato di governo: fino a che punto? Lei ha capito che progetto ha in testa?


«Spetta a Renzi esplicitare il suo progetto. Battersi per affermare le proprie idee è legittimo, nelle coalizioni la diversità di opinioni è un elemento strutturale. L’importante è che la differenza non diventi una logorante battaglia di posizionamento politico. Sarebbe invece da matti progettare una crisi di governo in una fase d’emergenza e d’incertezza come quella che il Paese sta attraversando».


Berlusconi s’è smarcato da Salvini, mentre il leader della Lega continua nella sua opposizione frontale: che opinione s’è fatta, alla luce anche di qualche contrasto fra la Regione Lombardia e il governo?


«Berlusconi si sta smarcando, perchè ha capito che la strategia sovranista del muro contro muro contro l’Europa e contro il governo non porta da nessuna parte. Il centrodestra a trazione leghista rimane molto forte dal punto di vista del consenso, ma politicamente è assai più fragile di quello che sembra. La verità è che la fase “monolitica” è finita: per la coalizione ma anche per la leadership di Salvini, che è dato in calo dai sondaggi e che deve fare sempre più i conti con la concorrenza della Meloni e il protagonismo di Zaia».


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