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Dalla federazione · Bergamo · pubblicato il 02 Dicembre 2011

Assemblea provinciale Pd, la relazione del segretario Gabriele Riva

 
Io credo che non ci sia e non ci possa essere produttività e competitività senza dignità per il lavoro e per i lavoratori.
Abbiamo pensato a questa serata di riflessione sulla situazione nazionale perché, dopo settimane convulse e di difficile lettura, le dimissioni di Berlusconi e il nuovo Governo Monti segnano uno spartiacque fondamentale per la vita politica di questi ultimi anni e di conseguenza per l`attività del nostro partito. Al netto dei primi facili entusiasmi per le dimissioni del “nemico storico” e per la nascita di un nuovo Governo che è sicuramente un Governo di qualità, rimangono per la politica e per il nostro partito dubbi su cui è importante riflettere e responsabilità che è giusto condividere il più possibile con i livelli territoriali perché ci aspettano settimane e mesi sicuramente difficili e complicati.
La prima questione è quella dello scenario partitico senza Berlusconi che si collega in modo determinante al nuovo quadro delle alleanze.
La seconda questione è quella della credibilità della politica rispetto all`opinione pubblica e al cosiddetto Governo tecnico.
La terza questione è la credibilità del nostro partito rispetto ad una operazione su cui ci siamo mossi molto bene grazie anche alla direzione tracciata dal nostro Presidente della Repubblica ma che però ci metterà ora sotto esame rispetto al nostro elettorato per le scelte che questo Governo dovrà, con i nostri voti parlamentari, assumere per il bene del paese.
Sulla prima questione credo che si stia giocando una partita decisiva per l`affermazione definitiva o per la crisi del bipolarismo italiano che ha caratterizzato il decennio: cosa ne sarà di un pdl a cui viene meno il capo carismatico, senza il quale si mettono a nudo le profonde differenze culturali e politiche delle sue diverse anime; e cosa ne sarà della Lega, viste anche le dichiarazioni di queste ultime ore, rispetto alla scelta tra il movimento di lotta sul territorio e quello di Governo su cui ha inciso in maniera determinante il patto di Ferro col Cavaliere. Ma anche per il centrosinistra la riflessione è decisiva perché comunque, ce lo siamo detti più volte, Berlusconi è stato spesso e purtroppo l`unico punto di unità per le forze d`opposizione: l`idv, che sul territorio ha sempre fatto fatica a mostrare la propria idea politica sul lungo respiro, quale strada prenderà e Sel dimostrerà di essere un partito di sinistra finalmente affidabile per una coalizione di Governo?
Ma veniamo al PD: come sempre la politica sorprende per la velocità con cui scompagina agende che fino ad un attimo prima sembravano blindate. Negli ultimi mesi Bologna, Firenze, L`Aquila avevano aperto discussioni, confronti e interrogativi da cui sembrava fosse impossibile uscire. Gli ultimi avvenimenti hanno invece responsabilizzato tutti i leader del nostro partito e la linea del pd è stata improntata alla necessaria unità invocata da più parti e soprattutto dai nostri iscritti: ma sarebbe illusorio credere che le questioni e soprattutto le motivazioni che hanno portato a quegli appuntamenti siano svanite e sarà quindi necessario concludere quel percorso di verifica del nostro partito cominciato con la conferenza programmatica (2/12 al caffè letterario). Credo che il necessario sostegno al Governo Monti possa e debba essere vissuto dal nostro partito come una sfida e non solo come una situazione inevitabile ma necessaria: certo è che questo non è e non può passare per il “nostro” Governo, questo è un Governo che nasce da una chiara emergenza nazionale a cui il pd dà il suo appoggio da partito responsabile che ha a cuore le sorti del paese prima che i propri interessi. Ma la sfida riformista che in alcuni settori si metterà necessariamente in movimento deve vederci partecipi e non prigionieri di vecchie logiche e divisioni interne: può davvero essere il momento in cui il pd trova il coraggio per affrontare e sciogliere in modo chiaro alcuni nodi su cui da troppo tempo si scrive ma non si discute e soprattutto non si decide. Solo in questo modo, credo, sarà più facile anche ragionare di future alleanze.
La seconda questione, quella della credibilità della politica, deve interrogarci tutti. Noi possiamo con convinzione affermare, come i tanti opinionisti vanno dicendo in questo momento, che non esistono Governi tecnici, che legifera sempre e solo il parlamento, che il sostegno di un governo passa chiaramente dai partiti in parlamento e quindi che anche questo è de facto un governo politico… ma non possiamo nascondere che, soprattutto rispetto all`opinione pubblica, il Governo Monti è stato un sonoro schiaffone alla classe politica nel suo insieme e nel calderone ci siamo finiti tutti, maggioranza e opposizione. Mai come in questi giorni rischia di essere attuale la canzone di Gaber: ma cos`è la destra, cos`è la sinistra. Perfino sul piano istituzionale c`è un terribile appiattimento di valutazione: pochi giorni fa Anci lombardia ha presentato uno studio fatto su un significativo campione di popolazione lombarda; negli ultimi anni i Sindaci erano rimasti, diciamo così, fuori dalla percezione negativa della casta rispetto al loro rapporto col territorio e alla loro vicinanza ai cittadini. Bene, da questo studio emerge che quasi la metà degli intervistati crede che il Sindaco e i propri amministratori facciano parte della “casta” e prendano troppo rispetto a quello che fanno.
La soluzione non è semplice e passa necessariamente per un lavoro delicato sul lungo periodo di rivalutazione culturale della politica e delle istituzioni ma è chiaro che nel breve periodo non ci possono essere titubanze da parte nostra sui tagli ai privilegi della politica: per chiedere sacrifici agli italiani è necessario che la politica dia l`esempio e non si nasconda dietro a improbabili diritti acquisit che fanno solo montare l`indignazione popolare. Su questo mi sembra doveroso ringraziare i nostri consiglieri regionali che, senza facile populismo, stanno lavorando con intelligenza al taglio e alla riduzione di questi privilegi in Regione Lombardia. Con i tagli alla politica si risolvono i problemi del paese, come qualche scellerato vuole fare credere? No… ma si ritrova una dignità e un`autorità morale con la quale il legislatore può successivamente chiedere sacrifici ai propri governati.
Terza e ultima questione che è diretta conseguenza della seconda: la credibilità del nostro partito in una operazione come questa. E` forse la questione più difficile sulla quale condividere anche le nostre preoccupazioni: nei prossimi mesi noi dovremo sostenere questo Governo e i suoi provvedimenti (i nostri numeri, il voto dei nostri parlamentari che dopo sentiremo è chiaramente basilare per l`esistenza stessa del Governo) ma dovremo stare attenti a non abdicare al nostro ruolo di partito del centrosinistra, che si dovrà preparare alle prossime elezioni non con il marchio di chi ha partecipato al disastro del centrodestra, con la Lega che magari proverà a ritrovare una sua verginità celodurista, ma con la testa alta di chi vuole proporre ricette differenti da quelle che ci hanno portato sull`orlo dell`abisso e costretto a rinunciare alle elezioni anticipate per il bene del paese. Non dobbiamo dimenticare che, derisi e umiliati nel resto d`europa, abbiamo per un certo periodo quasi guardato con ammirazione a Sarkozy e alla Merkel che rappresentano invece quell`Europa minima che non vogliamo. Noi siamo e dobbiamo essere europeisti veri, fautori di un`Europa unita non solo nella moneta ma nei processi economici e sociali.
Io non credo, come qualcuno ha detto, che solo in queste settimane si vedrà la nascita (o come qualcuno spera, la morte…) del Partito Democratico perché non faremmo onore in primo luogo a noi stessi che da anni lavoriamo e crediamo in questo progetto: certo oggi si deve realizzare pienamente la funzione storica per la quale il nostro partito è nato e questa è una sfida difficile ma sicuramente affascinante.
Gabriele Riva, segretario provinciale Pd
 
 


Carissime democratiche e cari democratici,
vorrei cominciare questa relazione con un pensiero a Rosario Spampinato, l`operaio rimasto ucciso venerdì mattina nello scoppio della ditta Ca.ma. di Lallio, l`ultima delle tante, delle troppe vittime sui luoghi di lavoro in questa provincia e più in generale nel nostro paese. E questa non deve essere solo una considerazione avulsa dai contenuti di questa serata: se il lavoro è al centro della nostra idea di politica e società, se il lavoro è la partita su cui lo stesso governo Monti proverà a giocare la sua sfida riformista non possiamo ignorare le condizioni da cui partiamo, quelle cioè di un lavoro in cui lo spazio dei diritti e della sicurezza (il diritto più importante) è sempre più ignorato e marginale rispetto ai temi della produttività e della competitività dei mercati.

 
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