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Europa e mondo · pubblicato il 10 Aprile 2008

Documento della candidata Berha Bayon: La sfida dei “nuovi cittadini” e la “cittadinanza attiva”


Ponte San Pietro 08/04/2008

 


Il fenomeno dell`immigrazione non può essere affrontato unicamente con misure amministrative o poliziesche o di ordine pubblico; la frattura che si allarga tra paesi ricchi e poveri richiama ad una revisione profonda delle relazioni economiche e delle politiche mondiali in atto.
Non si può negare che attualmente esiste una enorme crisi di identità e credibilità verso quelli che occupano cariche rappresentative degli organi collegiali politici, come camera, senato ed anche dei partiti stessi.
È in questo contesto che va affrontato il tema dell`immigrazione, dei soggetti che migrano dai loro paesi, per arrivare in Europa.
È necessario configurare un nuovo scenario, uno “stato multiculturale” capace di garantire i diritti sociali, culturali, umani religiosi, nel rispetto della convivenza civile, in modo di venire incontro all`aspirazione legittima di tutti e tutte, sia italiani che immigrati, tracciando un orizzonte comune e consolidando una società multiculturale con equità e giustizia sociale.
In una Italia che cambia, è indispensabile riflettere su alcuni nuovi processi in atto, come quello degli immigrati che hanno ottenuto la cittadinanza italiana, divenendo a tutti gli effetti “nuovi cittadini”, comportando di fatto una maggior inclusione alla partecipazione attiva in questa società.
Il sentimento di appartenenza è un requisito indispensabile e necessita di una concezione integrale della cittadinanza, cittadinanza non semplicemente come uno status legale, definito da una insieme di diritti e responsabilità, ma come identità, “espressione dell`appartenenza ad una comunità politica” (Will Kymlicka )
Il tema della cittadinanza, e quello della rappresentanza, possono favorire i processi di integrazione, creando le condizioni per una maggior partecipazione degli immigrati nella vita pubblica e privata, rendendoli protagonisti attivi dei processi di cambiamento, assicurando in tal modo “una cittadinanza attiva”.
È questo il senso nuovo, l`Italia che cambia! Bisogna avere la capacità di riflettere su quello che sta avvenendo nella società multiculturale ed il coraggio di dare le risposte giuste ed eque:
Rileggendo il contesto attuale in forma critica, in modo da trovare sinergie comuni nella comunità che si integra a partire dai bisogni reali di ciascuno:casa, lavoro, salute, scuola, legislazione,….. Integrazione dei servizi, con delle politiche sociali, coerenti, accorciando quello che si “dice” con quello che si “fa”, dando spazio ai soggetti che vivono in una comunità, aiutandoli ad acquisire il senso di appartenenza in quella comunità.
Valorizzando la relazione interculturale nei diversi ambiti: educativi sociali culturali, sportivi,.. per poter dare un riconoscimento ed una visibilità di una società multiculturale, cercando spazi dove le persone possano entrare in comunicazione interculturale, accompagnando i processi di cambio che il fenomeno mette in atto e di conoscenza reciproca con il metodo dialogico. La scoperta dell`alterità, deve essere intesa, come dice Levi Strauss, come una scoperta non di una barriera, ma di un rapporto. Rapporto che diventa dialogo e ricerca comune, che fa vivere il senso profondo dell`avventura umana, come viaggio vissuto in compagnia.
Riconoscendo gli spazi sociali nei quali la famiglia italiana e quella immigrata possano incontrarsi e condividere le risorse ed i problemi, creando sinergie, tessendo una ragnatela di legami affettivi nel territorio, favorendo e facendo incontrare e comunicare le famiglie con l`ambiente sociale, trovando dei temi generatori (futuro dei figli) su cui si possa lavorare insieme.
Realizzando dei luoghi in cui poter trovare appoggio e risposte per colmare i bisogni di tipo emotivo, relazionale, creando nello stesso tempo un accompagnamento sociale che si traduca in azione di prossimità nell`inserimento nel nuovo contesto.
I motivi di questa nuova partecipazione è che i membri di una società si impegnino sempre di più e si sentano coinvolti e chiamati in prima persona ad apportare al bene comune ed alle questioni pubbliche, attraverso la propria partecipazione attiva, e che lo Stato faccia sentire, sempre e di più, ognuno e tutti, come parte reale della comunità a cui appartiene.
Questo sentimento di appartenenza degli immigrati nella comunità in cui uno vive e lavora, diviene occasione indispensabile per potere parlare di“cittadinanza attiva”, perché diviene un elemento centrale della democrazia moderna, trascende l`ambito dell` individualismo egoistico e coinvolge l`individuo nella sua dimensione civile, religiosa, sociale, sportiva, economica e soprattutto culturale.
Ci troviamo dunque davanti ad una sfida educativa dove ognuno di noi deve sapersi aprire al mondo e agli altri inaugurando con il suo gesto la relazione dialogica in cui si conferma come essere inquieto e curioso, come incompiutezza in permanente movimento nella storia.
La prospettiva è quella di sapersi mettere “in presenza” gli uni degli altri.



Affinché l`immigrazione sia gestita non come minaccia ma come una opportunità, è necessario “governare l`immigrazione per non subirla”...

 

 

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